Agonizzava. Non c'era un altro modo per dirlo; duecentomila e passa chilometri (ultime tre cifre illeggibili) stavano per avere la meglio su Mimma.
Un rumore sinistro di acciaio graffiato segnò il passaggio dall'agonia alla morte; la vecchia panda gialla si contorse in uno spasmo di lamiera e si bloccò, mandando Antonio a sbattere contro lo sterzo.
Le cinture erano venute via ad ottobre, pensò mentre un'ondata di caldo dolore pulsante gli invadeva il petto.
Il cigolio della portiera gli diede un moto di profonda tristezza: una cosa familiare di qualcuno che non c'era più. Come le calze di una ex in fondo al cassetto.
"Ma che cavolo sto pensando?" Pensò Antonio guardando la strada deserta, anonima arteriola aggrovigliata in una metastasi di hinterland, un solco scavato fra dormitori e fabbriche abbandonate.
Le case fuori ondeggiavano pigramente come anemoni in un pomeriggio di primavera. Aveva battuto la testa quando il motore si era grippato, qualcosa di caldo gli colava sopra lo zigomo sinistro.
Infilò una mano sul solco del cruscotto, frugando con familiare noncuranza fra viti, sigarette, pezzi di cellulari morti e gomme da masticare. Trovò i fazzoletti e sventrò il pacchetto con rabbia.
Odore di mentolo. Marta.
"Cacchio..." disse, mentre un groppo gli saliva in gola. Cinque anni. E ancora profumavano... Chissà che roba ci infilavano dentro.
Il sangue si arrestò quasi subito: al bruciante contatto della carta con la ferita il mondo smise di ondeggiare e tornò ad essere uno schifo.
Guardò i fazzoletti di Marta e lanciò la sua sfida. Alla prima occasione do una ripulita e butto tutto.
Giudizio unico: trentenne laureato affettivamente immaturo.
La realtà era fuori della portiera. Sporca e aggrovigliata, grigia e informe.
Lasciò la calda tana di gommapiuma e fodera. Mimma cigolò come se fosse stata ancora viva.
La strada sembrava stabile, anche se qualche palazzo sullo sfondo aveva ripreso ad ondeggiare. Antonio azzardò un paio di passi; un pezzo di cielo sembrava grigio chiaro. Aveva un posto per vedere il sole, un segreto a due minuti da Malpensa.
Tremila metri sopra per l'esattezza. Zero euro più le tasse aeroportuali: il modo più rapido per vedere il cielo azzurro inondato di giallo brillante, a Milano.
Antonio camminava come uno zombie invalido, viso e maglietta sporchi di sangue, naso grondante. Pulp di serie B, inconsapevole del proprio stato e della propria posizione.
Girovagavano quando Mimma se n'era andata. Lo facevano spesso: era fidanzato con quella macchina da quando Marta... Cacchio.
Girovagare precede "senza meta". Non del tutto esatto: la meta era comunque sempre un distributore di benzina. Mimma beveva come un Carrera.
Guardarsi intorno era doloroso; la testa di Antonio era un martello pneumatico fra le orecchie. Nessuno dei grumi di cemento e vetroresina che crescevano a perdita d'occhio gli era familiare.
Si era perso. Niente di nuovo, ma stavolta non c'era Mimma a riportarlo indietro.
Si era perso e basta.
E non stava bene.
Il mondo dondolava, la strada lo seguiva e i piedi scoordinati di Antonio pestavano l'asfalto cercando di tenerlo fermo.
Alzò gli occhi al cielo, e quello si aprì. Un netto squarcio nella melassa di nuvole, e tutto fu inondato di sole.
Antonio guardò dritto quella palla gialla, così estranea al paesaggio da far male. Era luminosa e calda, se la sentiva bruciare sulla pelle.
Volteggiando si girò indietro.
Mimma splendeva, colpita in pieno dal raggio di luce come in una ascensione pagana. La vecchia carcassa color limone mandava bagliori accecanti e spaccava il paesaggio, una sassata nello specchio del mondo dove Antonio era imprigionato.
Nell'aurora gialla di Mimma aleggiavano uno stormo di fantasmi dolorosi.
Università, lavoro, tangenziale, sobborghi, musica pop e reality; danzavano lenti nella corona iridescente del parabrezza, si infilavano nella portiera sgangherata, si intrecciavano con il fumo lento che saliva dal cofano. Mimma giocava con loro, li evocava e li lanciava nel vento come una bambina che fa le bolle di sapone.
Antonio se l'era aspettato ma fece male lo stesso: Marta, naturalmente. Due mesi di amore eterno, cinque anni di rimpianti, e un gran puzzo di fazzolettini alla menta. Che gli avevano sempre fatto schifo.
Poi l'Erasmus in Spagna, e il colpo di fulmine. Mimma proiettava nell'aria luminosa il profilo sulla home page di Marta.
Ricercatrice, Università di Barcellona. Sposata, due figli.
L'epitaffio dell'amore.
Era troppo. Il mondo non girava, era il vortice grigio di un ciclone dall'occhio giallo. La testa martellava come un concerto di vent'anni fa.
Antonio prese a ruotare con il resto dell'universo: finalmente sono sintonia con tutto, pensò. E vomitò.
Un turbinio di capelli biondi, paglierino sporco, ciocche sudate che brillavano al sole, Mimma sbuffò forte dal cofano.
E mentre cadeva a terra, capelli gialli insanguinati su asfalto grigio, gli fu chiaro come il sole accecante che tutto quello era vita, e non sogno. E valeva la pena.
Valeva la pena scorrazzare per duecentomila xxx chilometri fra la cancerogenesi delle periferie bruciate dallo smog per ammazzare il tempo che si dilatava nei vuoti del lavoro che non c'era, degli amici che mettevano su casa e prendevano il SUV in leasing, del mondo che si dilatava come una nuvola di gas infetto dove ognuno era sempre più lontano da tutto.
Valeva la pena perché un senso c'era, dietro e dentro ogni cosa. Antonio lo capiva, Mimma lo sapeva, l'aveva sempre saputo - vecchio ammasso di ruggine gialla - e non lo aveva mai detto.
Svenne con il sorriso sulle labbra. Era chiaro. Giallo chiaro.
"Madonna. Messo male?"
"Boh. Attento con il cucchiaio".
"Che schifo. Hai messo i guanti? Magari è un tossico"
"Li metto sempre. Stringi le cinghie!"
I due paramedici sollevarono la barella inclinandola su un fianco, e qualcosa si riaccese nella testa di Antonio. Il mondo era una fiancata di lamiera bianco sporco con una croce che era stata rossa. Ondeggiò, si raddrizzo, e divenne la grigia melassa delle nuvole.
"Ehi, è sveglio."
"Come ti chiami?"
"agnonio" dissero i denti residui di Antonio.
L'ambulanza scivolava lenta nel mondo di polvere, lasciandosi alle spalle una vecchia panda gialla che stava prendendo fuoco, mentre un raggio di sole ammiccava debolmente da uno squarcio sulle nubi che si era già richiuso.