La luce sulla Città Piccola si sfrangiava in un arcobaleno di colori iridescenti. I riflessi multicolore abbagliavano allegramente i graziosi viali del centro, lungo i quali Cittadini di tutte le età passeggiavano quietamente nella fresca atmosfera del pomeriggio.
Il Viale (si chiamava semplicemente così, e nessuno aveva sentito il bisogno di aggiungervi un cognome famoso) era largo e costeggiato da file di alberi frondosi e dalla morbida distesa erbosa dei Giardini.
Molte persone indugiavano nelle numerose panchine, immersi nella lettura o nella musica, mentre le coppie sedute sull'erba si scambiavano affettuose e contenute effusioni.
Walter pensò che gli abitanti della Città Piccola, tutto sommato, potevano definirsi felici. Osservava la scena con pigro distacco, dondolandosi sulle gambe, le mani intrecciate dietro la schiena.
La campana della torre suonò sei melodiosi rintocchi, un timbro vibrante e caldo, e in qualche modo solenne. Da qualche parte, un cane abbaiò in risposta, e poi tacque.
Il rumore dominante tornò ad essere il costante scorrere del fiume, serpeggiante a poca distanza dal Viale fra due file di graziose villette, le facciate di pietra grigia quasi tutte ricoperte di rampicanti.
Guardò le case sull'altra riva, un quartiere più moderno e razionale ma non meno curato. Casette a schiera che si affacciavano su piccoli giardini delimitati da steccati di legno chiaro. Una delle famiglie stava dando una festa, e anche da dove si trovava Walter poteva distinguere i palloncini colorati salire verso il cielo azzurro.
Un movimento alle sue spalle lo fece voltare; distolse lo sguardo dal piacevole paesaggio cittadino e lo fissò sul viso di Anna che era comparsa accanto a lui. Vi lesse i suoi stessi sentimenti e ne fu in un certo modo sollevato.
"E' ora?" fece lui.
Lei annui.
"Dispiace anche me" disse rispondendo a ciò che Walter non aveva detto.
Rimasero in piedi l'uno accanto all'altra per qualche minuto ancora, osservando il Giardino, il Viale e la collinetta vicino al fiume dove sorgeva la Torre cittadina. Era passato poco tempo, ma avevano imparato ad amare quel posto.
I passi del Funzionario interruppero quell'ultimo momento di serenità.
"Signori" annunciò l'uomo con tono formale "non possiamo rimandare oltre."
Anna sospirò e annui.
Si allontanò dalla Cupola che proteggeva la Città Piccola e si accovacciò vicino alla parete per raggiungere l'interruttore del generatore principale. Esitò un solo momento, guardando negli occhi il Funzionario, sapendo che vi avrebbe letto indifferenza e determinazione.
Dolcemente, ruotò l'elegante manopola su OFF.
Il generatore si disattivò e il silenzio che ne seguì li rese consapevoli del delicato ronzio che aveva prodotto fino a poco prima.
Sul tavolo del soggiorno, la Città Piccola si spense all'improvviso. Il cielo artificiale si oscurò e i complessi apparati di regolazione del microclima cessarono di funzionare. Il panico non si scatenò, poiché il Mietitore si attivò automaticamente. Come previsto dal Protocollo sull'Etica dei Micròmini, una scarica elettrica a bassa tensione serpeggiò brevemente su tutte le superfici della Città, uccidendo all'istante ogni forma di vita, e in maniera del tutto indolore.
Il Funzionario passò un lettore biometrico sulla Cupola per sincerarsi che tutti gli abitanti Micròmini dell'Habitat Simulato n°2418H, modello "Città Piccola", fossero stati eticamente devitalizzati.
Annuì e scrisse qualcosa su un modulo, che tese a Walter perché lo firmasse. Lui scarabocchiò una sigla in fondo alla prima pagina e lo restituì.
Il Funzionario uscì dal soggiorno, e fece un cenno agli operatori della MicroHumanity Co. che avevano professionalmente aspettato nell'altra stanza fino a quel momento.
I due tecnici avanzarono spingendo un carrello su quattro ruote, grande come un tavolo da cucina. Con rapidi gesti precisi sollevarono il basamento dell'Ambiente Simulato e posero la Città ormai morta sul carrello.
Anna e Walter rimasero a guardare il furgone della MicroHumanity che si allontanava lungo la via verso il Centro di Riciclaggio. Anche se le forme di vita microminiche erano irrecuperabili, lo scenario e i materiali da costruzione si trovavano in buone condizioni. Dopotutto, quel prodotto non aveva che un mese.
Dopo un po' il tecnico più anziano ruppe il silenzio.
"C'è voluto poco stavolta."
"Già" rispose l'altro, almeno di una decina d'anni più giovane.
"Non capisco perché continuano a comprare questi aggeggi. La metà di loro non può permettersi la bolletta dell'energia per più di una settimana".
"Già"
"Cos'è questo, il terzo distacco da stamani?"
"Già"
"Ma non sai dire niente altro?" fece il primo tecnico infastidito. "Che cavolo hai oggi?"
Il giovane non rispose, e si limitò a fissare le villette che scorrevano oltre il finestrino del furgone. Piccole case a schiera, con graziosi giardini separati da steccati di legno chiaro. Passarono davanti ad un prato dove una famiglia stava dando un party per i vicini. Il tecnico guardò i palloncini colorati salire verso il cielo terso dove splendeva il sole.
Strizzò gli occhi infastidito dalla luce abbagliante. Sembrava di fissare una lampadina.