giovedì 16 aprile 2009
giovedì 16 aprile 2009
Antropologismi falloclastici pasquali
Tralascio un momento i miei guai con iWeb per raccontarvi le avventure pasquali di questi giorni. Innanzitutto è stata compiuta un’incredibile genialata, anticipando la tradizionale gita di pasquetta a pasqua. Nel senso che con la famiglia repentina siamo andati a fare una scampagnata in uno spledido uliveto, abbiamo arrostito un piecoro sulla brace, abbiamo mangiato un pecorino (lilì comperato da una pastora coi baffi) con le fave e bevuto del vino buono e io ho raccolto il mio primo asparago selvatico. Grandi soddisfazioni, alcune delle quali immortalate qui.
C’è poi una curiosa usanza laggiù nel Repentinato: si sparano i botti a mezzanotte tra sabato e la domenica di pasqua. Si risparano i botti il giorno di pasqua, e si ririsparano il lunedì di pasqua, partendo dall’alba e arrivando fino intorno all’ora di pranzo. Repentinez, che odia i botti dice: “si flagellassero come tutti gli altri penitenti, invece che scassare la minchia al prossimo!” Lui di solito è più delicato nel parlare, ma i botti lo scombussolano.
Il lunedì è anche la festa della madonna dell’arco, un culto falloclastico (questa è una parola che ho rubato a Rosaria e che mi terrò cara) riguardante, mi sono informata, una madonna che ha preso una pallonata in faccia e ha sanguinato, poi ha fatto seccare l’albero al quale hanno impiccato quello che ha tirato la pallonata. Manifestazione molto interessante da un punto di vista antropologico, molto imbarazzante da tutti gli altri punti di vista. Parlo sempre dei _miei_ punti di vista.
Insomma, in questa manifestazione ci sono dei signori che si infilano un gonfalone votivo in una specie di astuccio penico, lo fanno frullare poi arrivano davanti alla madonna e fanno delle mossette pelviche che ricordano qualcosa di sessuale più che di mistico, ma in fondo è la stessa cosa. Il tutto condito con musica suonata dalla banda. Le canzoni che ho riconosciuto sono la marcia dei bersaglieri e la canzone del piave. La madonna immagino che gradisca moltissimo questa musica frizzantina piuttosto che le nenie che le vengono dedicate di solito.
Un’altra cosa che mi ha sconcertata, è il tosello, che sarebbe poi il carro alzato a braccia, col quale viene portata in giro una rappresentazione della madonna dell’arco. In questo caso c’erano pure delle sirene con le conchiglie sulle tette, brutte come il peccato. Ma non è tanto questo che mi ha sconcertato quanto i versi ricamati sul retro del tosello, che non erano di qualche santo del calendario, no. Erano di gigi d’alessio. Giuro che è vero, è tutto documentato negli antropologismi falloclastici.