Cabaret per NUlla
Cabaret per NUlla


SABINA MEYER + MARCO DALPANE
Cabaret per Nulla
(musiche di Erik Satie e John Cage)
AG13 CD eu 14,00
Questo disco nasce dall’amore per la Musica. Per la Musica contemporanea, ma anche per le Canzoni. E dall’amore per la Storia e le Persone. Dall’osservazione di un palco prima e dopo un concerto. E dall’Amicizia e dalla Collaborazione.
Erik Satie e Johnn Cage furono due musicisti di enorme influenza e di suprema coerenza. Nel loro rigoroso cammino, scelsero comunque la strada dello stupore. Sulla strada verso l’affermazione di un ideale artistico incontrarono la “musica”, laddove molti altri solo la intravidero. Satie e Cage sono, ormai storicamente, due compositori da accostare. E l’accostamento nasce dalla loro enorme volontà artistica.
Sabina Meyer e Marco Dalpane sono due musicisti di grande sensibilità e capacità e, semplicemente, colgono tutti questi aspetti nelle loro intepretazioni. Satie si avvicina molto a Cage e Cage scivola piuttosto verso Satie. L’intersecarsi dei brani ci fornisce il percorso di ricostruzione che i due interpreti vogliono svelarci. In “Cabaret Per Nulla” ogni brano di Satie avrebbe potuto (voluto ?) essere di Cage e viceversa. “Vexations” sembra uscita dalla penna del Cage dei primi anni quaranta, mentre “In a landscape” “appartiene” a Satie, oltre che a Cage e a tutti noi. “She is asleep” e “La Diva de L’Empire” (che significativamente aprono il disco) sono le due facce della stessa medaglia.
Questo disco non raccoglie soltanto le musiche di due grandi compositori moderni, ma in esso i due interpreti riescono perfettamente a rappresentare la comunanza e la compresenza della loro musica e a rendere l’esperienza dell’ascolto tanto unitaria da far dimenticare tutte le differenze - i Tempi, i Modi, le Vite - permettendoci di cogliere quell’enorme, stupefacente elemento comune: l’Arte.
Dalle note critiche di Mario Gamba: “...Meyer e Dalpane si accostano a queste musiche lievi amabili provocatorie leggere, tra le quali solo Aria (1958) di Cage può evocare un che di drammatico, musiche facilmente immaginabili in uno spazio fisico e mentale/emozionale come il cabaret, con tutt’altro stile che quello del cabaret. Non mettono in scena (in ascolto) un cabaret perché scelgono altri toni, altri umori. Un altro più complesso e più radicale impegno musicale...” “... Chiaro che Meyer e Dalpane vogliono mettersi dalla parte di Cage (e di Satie). Per farlo, lavorano (giocano, nel senso doppio del jouer o del play e del mettersi in lizza con un alto grado di souplesse) sull’ipotesi di Satie e Cage produttori di instabilità e irregolarità sonore unite alla sublime arte della leggerezza. Quello che occorre, oggi...”
Audio CD in jewel box trasparente. Libretto in due colori, 16 pagine. Testo critico di Mario Gamba in italiano ed inglese.
Immagini di Nick Cudworth e John Cage (su gentile concessione degli Archivi della Fondazione Erik Satie, di Parigi).
This album comes from the love for Music. Contemporary music, but also Songs. From the love for History and People. From the observation of a stage before and after a concert. And from Friendship and Collaboration.
Erik Satie and Johnn Cage were two musicians of great influence and supreme coherence. In their rigorous path they choose the road to astonishment. On the road to their artistic ideal they met the “music”, when others only loosely saw it. Satie and Cage are, now historically, two composers to draw near. And this approach comes from their enormous artistic personality.
Sabina Meyer and Marco Dalpane are musicians of great sensibility and skill and, simply, they catch all these aspects in their performances. Satie comes so near to Cage and Cage “slides” toward Satie. The interlacing of the pieces gives us a path of reconstruction - as they want to show us. In “Cabaret Per Nulla” each piece by Satie could be (would be?) written by Cage and viceversa. “Vexations” seems as it comes from the pen of the young Cage, and “In a landscape” “belongs” to Satie, and to all of us. “She is asleep” and “La Diva de L’Empire” are two faces of the same medal. And so on.
This collection not only includes the music of two great modern composers, but in it the performers perfectly represent the community and presence of their efforts and makes the experience of listening so coherent, letting us to forgot all the differences – Times, Modes, Lifes – and allowing to understand that big, astonishing common element: Art.
From the liner notes of Mario Gamba: “... In terms of a critical analysis Meyer and Dalpane treat these light, amiable and provocative works, of which only Aria (1958) by Cage can evoke the drama one can imagine in the physical and mental/emotional space of a cabaret, with a non-cabaretistic approach. They don’t evoke in their music the cabaret because they choose other tones and other moods. Committed, as they are, to the music in a more complex and fundamental way...”
“...Meyer and Dalpane wish to favour Cage’s (and Satie's) view. To do so they work on the hypothesis of Cage and Satie as being composers of volatile and irregular sounds united by the sublime art of lightness. That which is needed today...”
Audio CD in all-transparent jewel box. 16 pages, two colours booklet. Text in italian and english by Mario Gamba. Images by Nick Cudworth and John Cage (used by gentle permission of the Archives de la Fondation Erik Satie, Paris).
Marco Dalpane
Pianista e compositore, si dedica alla musica delle avanguardie del ‘900 e del secondo dopoguerra. Ha in repertorio musiche di J. Adams, S. Bussotti, J. Cage, C. Cardew, P. Castaldi, H. Cowell, M. Feldman, P. Glass, D. Guaccero, G. Gershwin, S. ten Holt, T. Johnson, F. Liszt, H. Skempton, S. Reich, T. Riley, E. Satie, A. Schoenberg, A. Webern, e molti altri.
Nel 1991 inizia a collaborare con la Cineteca del Comune di Bologna come pianista accompagnatore e autore di musiche per il cinema muto. Questa attività lo ha portato a partecipare ai più importanti festival musicali e cinematografici italiani ed internazionali. Ha realizzato opere su commissione di reti televisive europee come ZDF e Arte e ha eseguito l’accompagnamento musicale dal vivo di oltre 500 proiezioni.
lista brani / track list
1) She is asleep (1943) (J. Cage) 7’48”
2) La Diva de “L'Empire” (1904) (E. Satie, testo: Bonnaud e Blés) 2’54”
Trois poèmes d'amour
3) n. 1 (1914) (E. Satie) 0’44”
4) n. 2 (1914) (E. Satie) 0’40”
5) n. 3 (1914) (E. Satie) 0’46”
6) Vexations (1893) (E. Satie) 1’27” (versione parziale)
7) The wonderful widow of eighteen springs (1942) (J. Cage) 2’11”
8) Salut drapeau (1891) (E. Satie, testo Sar J. Peladan) 4’06”
9) Chanson, op. 52 (1888) (E. Satie, testo: J. P. Contamine de Latour) 1’13”
10) Chanson médiéval (1906) (E. Satie, testo: C. Mendes) 1’27”
11) Les Fleurs (1887) (E. Satie, testo: J. P. Contamine de Latour) 1’29”
12) Je te veux (1897) (E. Satie, testo: H. Pacory) 3’41”
13) In a landscape (1948) (J. Cage) 8’03”
14) Aria (1958) (J. Cage) 10’03”
15) Les Anges (1887) (E. Satie, testo: J. P. Contamine de Latour) 1’45”
16) Elégie, op. 19 (1887) (E. Satie, testo: J. P. Contamine de Latour) 2’29”
17) Sylvie (1887) (E. Satie, testo: J. P. Contamine de Latour) 2’17”
pubblicato / released
29 / 04 / 2007
ants - a new timeless sound - via filippo de grenet, 26 - 00128 - roma - italy
www.silenzio-distribuzione.it/ants.htm - ants.rec@silenzio-distribuzione.it - +39 06 5082556
available from> SILENZIO distribuzione - www.silenzio-distribuzione.it
http://www.tokafi.com/newsitems/vital-weekly-576
SABINA MEYER & MARCO DALPANE - CABARET PER NULLA (MUSICHE DI ERIK SATIE E JOHN CAGE) (CD by Ants)
If your knowledge of musical history is a bit up to date, than you know John cage was a big admirer of the work of Erik Satie, and even pulled out 'Vexations' out of a drawer. Some of the early Cage works for piano and voice remind the listener of Satie, whose piano works may have been instrumental, but on the CD here have lyrics, written by J.P. Contamine de Latour, C. Mendes and H. Pacory. Here a recital of piano and voice works are performed by Sabina Meyer (voice) and Marco Dalpane (piano). The 'real' modern classical music is hardly ever reviewed in Vital Weekly, but occasionally spun in the HQ, although it's likely to Satie and not Cage. Although I readily admit being wrong there: there is no reason to play early John Cage piano music as it has the same beautiful sensibility as Erik Satie. On this disc this is proven much further: even if you know which pieces are played (assuming for a moment that your knowledge of this kind of music is that far developed), the similarities between the compositions is striking. Subtle piano playing, a bit of prepared piano (in 'She Is Asleep'), the beautiful singing of Meyer: this is excellent music, and in true spirit to the humor of both composers, it's present as a cabaret, of course with different music, but with a similar light atmosphere. Great! (FdW)
Address: http://www.silenzio-distribuzione.it/ants.htm
Erik Satie / John Cage (Sabina Meyer-Marco Dalpane Duo) 'Cabaret Per Nulla'
(ANTS-Silenzio Distribuzione 2007)
Satie vs Cage.
Cage vs Satie.
Dal-la (musica per) ambiente di Erik Satie all’innovazione SUPREM(A) di John Cage.
Esce per la ANTS (Silenzio distribuzioni) una ottima ‘compilation(e)’ dove sciorinano all’unisono musiche ‘sfiziose’ e (per niente) capricciose di due compositori che, nella parabola rocambolesca ed avventurosa del ‘900, abbiamo visto con eccitazione e soddisfazione, più di una volta, avvicinati nel pensiero, nell’anima, nell’universo di note scritte-elaborate-pensate con ‘irragionevole razionalità’ e spirito-libero. Legati da un cordone ombelicale che attraverso il (CAMMINO del) tempo è partito dalla piccola (ma tanto grande) insurrezione romantico-anarchica del musicista francese (o meglio inventore di suoni che comunemente ‘etichetteremo’ come ambient, concreta, lieder anticonformisti …) ed è (MAI) terminata negli studi filosofici secchi, zen, cosmopoliti del grande musicista---filologo americano.
Un (Non) “Cabaret” non – scritto e ideato - per volgare intrattenimento ludico, ma per sarcastica-pungente-satirica ironia; scandita dallo scivolare di una musica che, soprattutto nella figura dei due esecutori, dispone a volontà dell’elemento gesto-gestualità: (i) corpi che si muovono e vibrano insieme-parimenti con gli strumenti, improvvisando e non, danzando e rimanendo statici nell’atmosfera silente di un brano… di un lied aspro-dolce / melodico-urticante… di una peregrinazione infinta e magica, quale potrebbe essere l’accoppiata di Vexations (di Satie e in ‘obbligata’ versione parziale, visto che la predisposizione dell’autore vuole che la si esegui per ben ottocentoquaranta volte di seguito) e di In a Landscape (brano per pianoforte solitario, immenso e notturno, di Cage del ’48).
E si… proprio gli esecutori… Sabina Meyer (magica e complessa voce, anarchico gesticolare e suonare oggetti vari, sparsi, pazzi) e Marco Dalpane (esperto pianista, in verve ortodossa e non – ossia, preparata): due, o meglio un duo ‘specializzato’e tanto, ma tanto innamorato della contemporanea, come visione sublime dei sentimenti… dei gesti… di piccole e insignificanti note, rumori che possono – PERSINO - rendere incantevole e suprema una ‘sarabanda’ di (vari) colori (del mondo) come Aria (sempre Cage con una composizione che lascia molto spazio libero all’interprete).
Cabaret Per Nulla, appunto… un disco… una operazione… un montaggio di composizione dal taglio e dall’impatto FOTTUTAMENTE nichilista!!!
Altro che salottini lindi e profumati, teatri ben ricamati, dove note predisposte con freddezza ingannano il pubblico (il MONDO) e passano per superbia avanguardia… magari pure oltranzista e progressista.
http://www.sands-zine.com/recensioni.php?IDrec=913#
Cabaret per nulla
un bel segnale di vita
e. g. (no ©)
Non sono un esperto di musica classica, conosco alcune opere e riesco pure ad apprezzarle, ma questo non fa di me un esperto in grado di scriverne esprimendo giudizi, tanto meno se questi devono essere categorici. Non saprei neppure quali parametri utilizzare per dare un giudizio su delle musiche che hanno già all’attivo numerose interpretazioni, anche se credo di capire come la critica del settore possa dividersi in filologisti puri e in non meglio definibili se non come gli ‘altri’. Per far parte di entrambe le categorie serve comunque una conoscenza che non ho, perché in precedenza ho ascoltato solo alcune di queste canzoni e, probabilmente, non in quelle versioni che vengono considerate come ‘pietre di paragone’. Purtroppo l’interpretazione di un pezzo classico non la si può considerare semplicemente alla stregua di quella che è una ‘cover’ nella musica pop, per cui la cosa è da trattare con i guanti. E allora non cercherò tanto di valutare la bontà di brani che sono considerati quasi unanimemente dei classici ne’ di valutare l’interpretazione datane dai nostri due ‘protagonisti’, ma cercherò invece di capire (e di dimostrare) se questo disco può essere o meno consigliato al lettore medio della nostra rivista, magari andando al di là di un ovvio ‘conoscere è sempre utile e non fa mai male’. Per prima cosa voglio pormi la domanda ‘sarebbero stati felici Cage e Satie di vedere le proprie canzoni accomunate in un unico disco?'.
Per quanto riguarda Cage la risposta è senza alcun dubbio positiva, dal momento che il compositore americano mostrò in vita un interesse quasi maniacale per l’opera del francese (è noto come la sua Cheap Imitation fosse un’imitazione economica del Socrate di Satie).
Per quanto riguarda Satie, invece, ci spostiamo nell’ambito dei paesaggi immaginari, dal momento che morì quando Cage navigava intorno ai 13 anni e, per quanto il talento di quest'ultimo potesse essere precoce, tale età era sicuramente prematura affinché il suo nome circolasse di già nell’ambiente musicale. Nell’arco della sua vita, quindi, Satie non è mai venuto a sapere nulla dell’esistenza di John Cage. Ma qual'era il suo mood? Satie era un musicista tardo-impressionista che non si accodò mai al nascente espressionismo, superando a piedi pari musica seriale e post-seriale per posarsi con disinvoltura fra i figli del secondo Novecento, epoca in cui la sua musica e la sua figura vennero riscoperte in guisa piuttosto consistente. Nella sua ricerca - un'eresia che diede scandalo fra i suoi contemporanei in maniera ben maggiore di quanto è stato fatto da John Zorn nel tardo ‘900 - prefigurò la musica per ambienti e la musica di sottofondo, la musica concreta e la musica elettronica (dal momento che fu fra i primi ad utilizzare il suono delle ‘macchine’ in una composizione musicale), si accostò al jazz ed alle musiche orientali, scrisse canzoni per il varietà (che rompevano con la vanagloria del lied classico) e mostrò un acuto senso del paradosso: Vexations, un brano composto nel 1893, secondo le sue indicazioni doveva essere suonato ottocentoquaranta volte di seguito, quasi in un preavviso estremo di quella che sarà poi la musica ‘minimalista’, e la sua prima esecuzione pubblica, avvenuta nel 1963 (70 anni dopo la sua composizione!?!!), durò dalle 6 alle 12:40 del giorno seguente e vide alternarsi al pianoforte ben 12 strumentisti.
Ebbene, mi sembra che anche per Satie la risposta debba essere di nuovo ed inequivocabilmente un sì.
Se la presenza spirituale del primo nei tessuti di molte delle musiche che solitamente trattiamo pare inequivocabile, ancor di più lo è quella del secondo. E questo contiene già una risposta anche al nostro primo quesito.
Vexations è incluso in questo CD, naturalmente non in versione integrale, ma una tantum il digitale può esserci d’aiuto e basta mettere il brano in loop per ottenere le ottocentoquaranta volte raccomandate dall'autore… sempre che l’ex ENEL (adesso è Eta) non ci tolga la corrente. Quello di Satie è uno dei due brani solo strumentali che si trovano in scaletta, l’altro è In A Landscape di Cage (1948), e nelle note al disco stilate da Mario Gamba si legge che «è stato interpretato non di rado come il frutto di una visione “ambient” ante litteram»… tanto di cappello.
Ma forse l’aspetto più intrigante del disco, almeno per quel che riguarda i nostri lettori, sta nelle canzoni, e non tanto in She Is Asleep e The Wonderful Widow Of Eighteen Springs di Cage, già proiettate nel presente fin dalla nascita, ma in quelle firmate da Satie, dove la trasposizione nel presente viene fatta senza che, all’apparenza, venga manipolato nulla. È soprattutto il rapporto fra i due protagonisti a virare il materiale in questo senso - alt(r)a scuola e alt(r)a abilità - dal momento che lascia trasudare qualcosa di diverso dall’interpretazione ingessata solitamente abbinata all’esecuzione di materiale classico, qualcosa che definirei con il termine ‘colloquiale’; ed è difficile pensare che i due, dopo un esibizione pubblica, se ne possano tornare ai propri camerini indispettiti l’uno con l’altro, li penso invece al bancone del bar che si fanno insieme una birra od un bicchiere di vino. In poche parole non vedo affatto questi duetti come materiale da teatro ma li vedo come materiale da club, roba da sporcare con il tintinnio dei bicchieri e con gli sbuffi di fumo. Per Satie, statene certi, non potrebbe esserci un regalo migliore.
Riservo la parte conclusiva della rece a Sabina Meyer che, a differenza del Dalpane, abbiamo già incontrato in questo breve lasso di tempo ch’è la nostra vita (come sands-zine); la versione qui inclusa di Aria, un brano in cui la scrittura di John Cage lascia una certa libertà all’interprete, mi sembra migliore della pur valida versione che la stessa Meyer aveva recentemente proposto in “Cruelly Coy”, un disco pubblicato a suo nome del quale potete cercare un resoconto fra le nostre recensioni. Questa interpretazione (la cui registrazione è comunque precedente a quella di “Cruelly Coy”) è indubbiamente più brillante e spigliata ed è, al pari di tutto il disco, un bel segnale di vita.