<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:iweb="http://www.apple.com/iweb" version="2.0">
  <channel>
    <title>&#13;</title>
    <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Blog.html</link>
    <description>&quot;Una volta che il mondo ti si è aperto è difficile richiuderlo&quot;.&lt;br/&gt;Nathan Englander, scrittore</description>
    <generator>iWeb 2.0.4</generator>
    <item>
      <title>PERCHE’ PROPRIO ADELAIDE?</title>
      <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2010/2/9_PERCHE%E2%80%99_PROPRIO_ADELAIDE.html</link>
      <guid isPermaLink="false">2d4ab73f-0d6f-4353-a979-ffde93ed3e85</guid>
      <pubDate>Tue, 9 Feb 2010 10:04:53 +1030</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2010/2/9_PERCHE%E2%80%99_PROPRIO_ADELAIDE_files/carra102.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Media/carra102.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:425px; height:315px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Sono in molti a chiederci perché, fra tutte le città australiane, abbiamo scelto proprio Adelaide, persa ai confini dell’outback, senza l’allure scenografica  di Sydney o il cosmopolitismo avantgarde di Melbourne. Perché, a meno di un’ora d’auto da casa nostra, si trovano spiagge - pressoché deserte anche in piena estate - come quella di questa foto (Carrickarlinga Beach, lungo la Fleurieu Peninsula), dove mentre fai il tuo picnic al tavolino sul limitare della scogliera vedi sfilare sotto di te i delfini.&lt;br/&gt;Vedere giocare i miei figli in un luogo simile mi riempie di gioia e mi sostiene nella scelta difficile di vivere lontano dai propri cari. E’ vero che abbiamo deciso un certo percorso di vita soprattutto per loro (che, come speriamo, ne beneficeranno negli anni a venire) ma è indubbio che in questo momento aiuti anche noi, che abbiamo deciso di dedicarci alla scrittura e ai nostri studi. Lo spiega ancor meglio di me lo scrittore brasiliano Julio Monteiro Martins: “Perché credo che l'Australia, e in special modo una città come Adelaide (almeno come la immagino io), possa offrire la privacy indispensabile per svolgere il proprio lavoro, e anche un microcosmo ristretto, addomesticato, per un'osservarzione nitida del mondo intorno, e con punti di riferimento più &quot;familiari&quot;. Sono condizioni che una New York o una Londra mondana, che sono centri di comunicazione internazionale, dei media, non potrebbero mai offrire. E lo scrittore, soprattutto nell'età matura, deve scegliere se godere di questa notorietà e trasformarsi in un personaggio, la cui opinione è quello che conta, o se proseguire nelle sue ricerche e approfondire ancor di più la sua opera... Non vorrei sembrare retorico, ma il fatto è che vedo la letteratura meno come un &quot;divismo&quot; e più come una sorta di sacerdozio, e il mio concetto di &quot;sucesso&quot; è ben diverso da quello mediatico, è un concetto più interno ed esistenziale, e meno sociale e visibile.”</description>
      <enclosure url="http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2010/2/9_PERCHE%E2%80%99_PROPRIO_ADELAIDE_files/carra102.jpg" length="160930" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>VECCHIO MONDO - NUOVO MONDO</title>
      <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2010/2/1_VECCHIO_MONDO_-_NUOVO_MONDO.html</link>
      <guid isPermaLink="false">cc92067e-7662-4782-a749-496158f9aa5f</guid>
      <pubDate>Mon, 1 Feb 2010 13:14:31 +1030</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2010/2/1_VECCHIO_MONDO_-_NUOVO_MONDO_files/P1200013.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Media/P1200013.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:425px; height:567px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;La foto che vedete “non” può trovarsi in Australia. Infatti non arriva da qui. L’ho scattata a Genova, quando sono andata a ritrovare i miei vecchi professori di tesi all’Università, in via Balbi, in pieno centro storico. La Facoltà di Lettere e Filosofia, dove ho bazzicato per qualche tempo, pare immutabile al tempo che passa, se non per il fatto che hanno ristrutturato gli affreschi che adornano lo scalone di accesso. Viaggiavo con il naso all’insù, come non ricordo mi fosse realmente capitato di fare quando ero studentessa. Arrivando dal Nuovo Mondo australiano, mi beavo della storia della mia Repubblica, inorgogliendomi della mia “genovesità”. Perché se in Italia siamo talmente appesantiti dal nostro passato che fatichiamo ad avere lo slancio per proiettarci nella gioventù ignara del futuro, laggiù (ma dovrei ormai dire “quaggiù”) agli antipodi si sente invece la mancanza (leggerezza?) di quella stratificazione di conoscenze che solo può nascere dallo studio di secoli di storia e filosofia. &lt;br/&gt;E così cerchiamo di fare del nostro meglio per far acquisire ai nostri bambini anche questi importanti elementi della nostra identità italiana, mentre loro crescono solari e pieni di ottimismo ascoltando l’inno nazionale australiano alle assemblee settimanali e seguendo corsi di nuoto (inseriti all’interno delle attività didattiche obbligatorie).  </description>
      <enclosure url="http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2010/2/1_VECCHIO_MONDO_-_NUOVO_MONDO_files/P1200013.jpg" length="182107" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>EUCALYPTUS - RIENTRO AD ADELAIDE</title>
      <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2010/1/27_RIENTRO_AD_ADELAIDE.html</link>
      <guid isPermaLink="false">6b77e2ef-d6a3-44f5-b8a6-4654355aca70</guid>
      <pubDate>Wed, 27 Jan 2010 00:00:00 +1030</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2010/1/27_RIENTRO_AD_ADELAIDE_files/P9130002.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Media/P9130002.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:425px; height:567px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Lo sapevate che gli eucalyptus perdono le foglie d’estate? In questo modo si difendono dalla siccità e dalla canicola. Noi ne sappiamo qualcosa, visto che sono due giorni, da quando siamo rientrati ad Adelaide dopo la nostra pausa italiana, in cui non facciamo che rastrellare foglie di “gum trees”. Ironia della sorte, sto leggendo proprio in questi giorni di jet-lag  “Eucalyptus”, il sofisticato romanzo di un autore australiano (Murray Bail) che fa di queste piante (ne esistono 700 specie diverse, di cui solo 15 non indigene del continente australiano) le protagoniste indiscusse della sua imprevedibile storia d’amore. Nel romanzo si fa anche un riferimento ad Adelaide, “city of the eucalyptus”, patria originaria dello stesso autore.&lt;br/&gt;Da quando siamo qui, per lavare uso persino un detersivo a base di olio di eucalyptus, ottimo disinfettante e insetticida. Più “aussie” di così, ormai...</description>
      <enclosure url="http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2010/1/27_RIENTRO_AD_ADELAIDE_files/P9130002.jpg" length="277686" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>NATALE D’ESTATE</title>
      <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/12/11_NATALE_D%E2%80%99ESTATE.html</link>
      <guid isPermaLink="false">b99964fe-6386-4a36-acb3-6ec465e5b436</guid>
      <pubDate>Fri, 11 Dec 2009 18:57:20 +1030</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/12/11_NATALE_D%E2%80%99ESTATE_files/DSCN9382.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Media/DSCN9382.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:425px; height:319px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Fa un certo effetto, lo ammetto, assistere ai preparativi e alle pre-celebrazioni natalizie in piena estate, con i Babbo Natale in  shorts e mezze maniche e un sole che spacca le pietre. Ma così è agli antipodi, dove nonostante tutto si ostinano a far disegnare ai bambini a scuola renne zampettanti sulla neve (che qui praticamente nessuno ha mai visto) e ad addobbare abeti da climi nordici.&lt;br/&gt;E quindi, augurando a tutti coloro che fedeli ci hanno sempre seguito fra i post di questo blog un Buon Natale e un inizio d’anno promettente, chiudo con questa immagine. E’ il coro natalizio della Burnside Primary School; naturalmente non è mancata “Jingle Bells”, ma c’e stato anche un “Christmas boogie boogie” ballato con gran lena dalla nostra piccola Morgana (è la bimba con le treccine in prima fila).&lt;br/&gt;Il blog chiude per le vacanze, visto anche che domani partiamo per raggiungere i nostri cari e tutti gli amici in Italia.  </description>
      <enclosure url="http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/12/11_NATALE_D%E2%80%99ESTATE_files/DSCN9382.jpg" length="181751" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>ALL’INFERNO SENZA RITORNO</title>
      <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/11/30_ALL%E2%80%99INFERNO_SENZA_RITORNO.html</link>
      <guid isPermaLink="false">9c0bc5a0-ae48-43fe-a251-8d1b522c8250</guid>
      <pubDate>Mon, 30 Nov 2009 07:10:16 +1030</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/11/30_ALL%E2%80%99INFERNO_SENZA_RITORNO_files/6a0115708a63b3970b011570399502970c-800wi.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Media/6a0115708a63b3970b011570399502970c-800wi_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:425px; height:255px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Altro che la mitologia poetica dell’outback e della libertà dei grandi spazi. &lt;br/&gt;“Wake in Fright” è un pugno nello stomaco.  Questo film è stato rispolverato dalla polvere del tempo, restaurato e ridato in pasto agli australiani. A suo tempo, quando uscì con il titolo “Outback”, nel 1971, non lo digerirono. E credo non riescano a farlo nemmeno ora, se per questo. E’ un ritratto spietato di “come erano” e non credo amino ritrovarsi in quello che vedono: una massa di ubriaconi (impossibile tenere conto del numero di birre scolate a garganella nel film), machisti esasperati  che giocano d’azzardo, non sono in grado di mettere insieme una frase di senso compiuto e  scorrazzano per le praterie semidesertiche divertendosi a uccidere canguri. Se c’è stato un selvaggio West, c’è stato anche un selvaggio Outback. &lt;br/&gt;Come scrive la critica, “non c’è mai stato un film più scabroso sull’Australia. E, sfortunatamente, anche scomodamente vero”. &lt;br/&gt;Il film non è fatto da un australiano (per quanto sia una co-produzione australiana): il regista è il canadese Ted Kotcheff, lo sceneggiatore giamaicano, il produttore principale americano. &lt;br/&gt;Bellissimo il commento di uno dei recensori di ultima generazione: “E’ come una sorta di versione australiania del Paradiso Perduto di John Milton. Con il tipo stesso di domande: se a donne e uomini viene data la possibilitià di vivere liberi, quali libertà sceglieranno?  La risposta che emerge dal film  non è certo incoraggiante: tutti i possibili peccati vengono contemplati. Yabba è una sorta di Sodoma riarsa da un sole spietato, persa nel nulla, ma i suoi abitanti non la considerano tale: “E’ il più bel posto d’Australia”, dice il taxista al forestiero in arrivo.&lt;br/&gt;Più tardi,  il dottore del villaggio, un alcolizzato cronico, commenta: “All the little devils are proud of hell”, tutti i diavoletti sono orgogliosi del proprio inferno. &lt;br/&gt;Un film non da vedere, credo, ma da sapere che esiste, quello sì. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
      <enclosure url="http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/11/30_ALL%E2%80%99INFERNO_SENZA_RITORNO_files/6a0115708a63b3970b011570399502970c-800wi.jpg" length="50607" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>50 ANNI IN AUSTRALIA - ZOO O SAVANA?</title>
      <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/11/17_50_ANNI_IN_AUSTRALIA.html</link>
      <guid isPermaLink="false">62628da7-086e-4bf6-9019-c811647feb23</guid>
      <pubDate>Tue, 17 Nov 2009 09:29:09 +1030</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/11/17_50_ANNI_IN_AUSTRALIA_files/PB080002.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Media/PB080002.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:425px; height:319px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;E così Stefano ha celebrato i suoi primi cinquant’anni in Australia. Siamo la prima generazione, gli ho detto (per tirargli un po’ su il morale :-), i cui membri possono veramente sperare di avere dinnanzi a sé altri cinquant’anni da vivere. Veramente “nel cammin di nostra vita...” (solo che, rispetto a Dante, questo è stato portato avanti di un ventennio). &lt;br/&gt;Abbiamo parecchi Paesi alle spalle e il Canada come progetto a medio termine.&lt;br/&gt;Chissà dove ci porterà la vita, da qui a cinquant’anni... Io spero in Africa, prima o poi. In Kenya, se potessi scegliere.&lt;br/&gt;Dovendo tirare le somme - lo faccio al posto del compleando - non mi pare che per ora la vita ci abbia portato in un brutto posto.  Sotto molti aspetti l’Australia è veramente un “lucky country”, un Paese che, per un’incredibile congiuntura astrale, si è trovato a garantire ai propri cittadini alcuni dei valori cui tutti nel mondo aspirano: pace, sicurezza, benessere, dignità personale, correttezza nelle relazioni, fiducia, democrazia.  Non mancano naturalmente anche qui gli errori, le deviazioni sociali, le cadute e le pecche anche gravi (la piaga aborigena è ancora aperta). &lt;br/&gt;Ma la sensazione è che qui sia tutto talmente facile che, paradossalmente, temiamo che i nostri figli possano crescere troppo “felici”, troppo abituati a non dover fare i conti con la realtà del mondo esterno e che anche qui preme per entrare e “chiedere il contro” (avrete sentito delle navi di rifugiati dallo Sri Lanka in attesa di poter scaricare il loro carico umano sulle coste australiane). E’ come se qui i nostri figli crescessero standosene dentro uno zoo, senza pericoli e dove il cibo arriva regolarmente nella scodella, mentre là fuori c’è una giungla, con la quale anche loro dovranno prima o poi fare i conti. &lt;br/&gt;Dopo 50 anni di giungla e vent’anni da free-lance, senza reti di protezione, è giusto che Stefano possa concedersi il suo zoo. &lt;br/&gt;Forse ai nostri figli, invece,  un po’ di savana non guasterebbe... Per questo pensavo che, prima o poi, il Kenya... &lt;br/&gt;</description>
      <enclosure url="http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/11/17_50_ANNI_IN_AUSTRALIA_files/PB080002.jpg" length="89273" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>MIGRANTI CON DIGNITA’</title>
      <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/10/30_GLOBAL_AUSTRALIA.html</link>
      <guid isPermaLink="false">fe3c7bfd-8e1c-4077-b43d-9fd4ac686aa3</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Oct 2009 15:14:46 +1030</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/10/30_GLOBAL_AUSTRALIA_files/P9140008.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Media/P9140008.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:425px; height:319px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Il notaio da cui siamo stati per farci certificare la firma è vietnamita (arrivato qui  a 24 anni); il dottore della guardia medica che è venuto a controllare Leonardo alle dieci di sera per un attacco di otite è indiano (da Mumbai); la signora che ogni tanto ci aiuta in casa è lituana; la parrucchiera da cui vado a restaurarmi è greca; l’insegnante di pianoforte, come già avevo scritto in un post precedente, è russa (dalla Siberia); il compagnetto di scuola con cui Leonardo gioca a ricreazione nel “sandpit” a creare tunnel e castelli di sabbia è indiano (da Bangalore). Anche ad Adelaide, la città più “British” d’Australia, il transculturalismo lo si respira comunque, non foss’altro per il fatto che in questo Paese ormai il trenta per cento della popolazione arriva da fuori. La cosa che più colpisce è che se dimostrano di avere stoffa, capacità e voglia di fare gli immigrati (quelli legali; gli illegali hanno vita dura, come le cronache di questi giorni mettono in evidenza) riescono ad assurgere a posizioni professionali che in Italia non si sognerebbero neppure lontanamente. Ma anche quando rimangono ai piani medio-bassi della scala sociale riescono comunque a vedersi garantiti stipendi e compensi dignitosi per il loro operato. Faccio un piccolo esempio: la nostra signora delle pulizie prende 87 dollari per quattro ore di lavoro (pari a 13,4 euro all’ora al cambio attuale).  E sotto questa cifra non si scende.  Qui non ci sono badanti illegali da sfruttare impunemente e ritengo che sia giusto così.  Anche se questo per molti significa magari permettersi servizi di pulizie con minor assiduità o non permetterseli affatto. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nella foto: danzatrici cambogiane durante uno spettacolo all’Immigration Museum di Melbourne</description>
      <enclosure url="http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/10/30_GLOBAL_AUSTRALIA_files/P9140008.jpg" length="124697" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>BAMBINI SFRUTTATI!</title>
      <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/10/20_BAMBINI_SFRUTTATI%21.html</link>
      <guid isPermaLink="false">75f8f7ba-88b2-4cc2-9244-b87aa64a098e</guid>
      <pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:03:36 +1030</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/10/20_BAMBINI_SFRUTTATI%21_files/PA090001.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Media/PA090001.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:425px; height:319px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;E siccome papà e mamma lavorano anche quando in Australia ci sono le vacanze scolastiche (il break del terzo trimestre), Leonardo e Morgana vanno al seguito dei loro genitori e, già che ci sono, finiscono a fare da modelli. Ohibò! Eccoli qui dunque posare insieme alla Baronessa della Scienza britannica Susan Greenfield, neurologa di fama mondiale, da noi intervistata in merito alle critiche da lei lanciate contro l’uso e l’abuso nell’uso del computer da parte di bambini e ragazzi. Io e Stefano su questo punto siamo quasi dei Talebani: parrebbe una contraddizione in termini, considerato l’uso spropositato che sia io che lui facciamo del computer. Ma, per l’appunto, noi - come è proprio il caso di dire - siamo adulti e vaccinati. Abbiamo trascorso infanzia e adolescenza  a sviluppare la nostra corteccia prefrontale (come sostiene la Greenfield, difendendo uno sviluppo “all’antica”, che  garantisca ai ragazzi di impossessarsi delle capacità motorie, immaginative ed empatiche  che l’uso del computer non garantisce o addirittura inibisce)  scorrazzando in mezzo ai campi, nella natura, e giocando con amici in carne e ossa, non con dei cartoon digitali. &lt;br/&gt;Dopo la sessione fotografica ce ne siamo andati tutti a seguire “Rock chick and science geek”, uno spettacolo in cui una serie di esperimenti scientifici vengono condotti e spiegati ai ragazzi (e ai loro genitori) da un complesso di musica rock (fisici e ricercatori col pallino della musica).&lt;br/&gt;Il tutto organizzato in occasione dell’inaugurazione (proprio ad Adelaide!, in South Australia!, di tutti i posti al mondo!) della prima emanazione oltre i confini britannici della prestigiosa Royal Institution of London, nata per portare la scienza nella vita di tutti i giorni e di cui proprio la Greenfield è direttrice.&lt;br/&gt;In altre parole, abbiamo colto ben tre piccioni con una fava. Abbiamo fatto la nostra intervista (bambini bravissimi, se ne sono stati a giocare a pochi passi dal nostro tavolino al caffé) e abbiamo fatto divertire i pargoli, insegnando loro (e imparando noi stessi) qualcosa di nuovo su chimica et similia.</description>
      <enclosure url="http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/10/20_BAMBINI_SFRUTTATI%21_files/PA090001.jpg" length="161558" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>SI TORNA A STUDIARE</title>
      <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/10/6_SI_TORNA_A_STUDIARE.html</link>
      <guid isPermaLink="false">cb237826-20f2-4992-879b-0c36922229dd</guid>
      <pubDate>Tue, 6 Oct 2009 12:29:20 +1030</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/10/6_SI_TORNA_A_STUDIARE_files/monet_at_magill.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Media/monet_at_magill_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:425px; height:319px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;In Italia sarebbe impensabile ma qui non sono in pochi a farlo: tornare all’università a 40-50 anni e riprendere gli studi lì dove si erano lasciati. Addirittura provare a fare un dottorato di ricerca, quello che qui chiamano Phd. Ci stiamo  pensando anche io e Stefano. Tanto per provare a capire che aria tira, sono andata a seguire la prima lezione di un corso in “Multiculturalismo, migrazioni e identità” alla School of Education, Communication and Social Studies dell’UniSa (University of South Australia).&lt;br/&gt;Prima di tutto mi ha colpito la composizione della classe:  siccome ci siamo dovuti presentare, essendo la prima lezione, ho scoperto che c’erano diversi studenti asiatici (due cinesi, un indonesiano, un coreano, un giapponese, un indiano), una studentessa dallo Zimbabwe, una signora polacca della mia età che si sta laureando in Relazioni internazionali, un australiano di origini greche e uno di origini italiane. Il mondo è bello perché è vario. &lt;br/&gt;Poi mi ha colpito vedere che il professore utilizzava a tutto spiano slide in Powerpoint su una lavagna luminosa (come fossimo alla presentazione di una start-up alla Silicon Valley) e che teneva agganciato al bavero della giacca un microfono con annesso apparecchietto digitale per registrare la lezione e renderla disponibile sul sito, per gli studenti che seguono il corso a distanza. Ogni tanto il prof lanciava qualche link su Internet per agganciarsi a tabelle o grafici e ha persino  segnalato agli studenti il forum online dove avrebbero dovuto contribuire alla discussione sugli argomenti appena spiegati (rientra nelle attività obbligatorie del corso). Insomma, tutto un nuovo modo multimediale di insegnare.&lt;br/&gt;Ma la cosa che più mi ha lasciato di stucco è stato vedere due studenti che sgranocchiavano patatine durante la lezione. Impensabile ai miei tempi. E, ancora adesso, lo trovo un atteggiamento da maleducati. Improvvisamente mi sono sentita estremamente vecchia... &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nella foto: il campus di Magill, University of South Australia, dove Leonardo e Morgana possono giocare insieme agli altri figli di docenti e ricercatori mentre io seguo le mie lezioni o stefano è in biblioteca a svolgere le sue ricerche.</description>
      <enclosure url="http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/10/6_SI_TORNA_A_STUDIARE_files/monet_at_magill.jpg" length="89920" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>IL VERDE IN CITTA’</title>
      <link>http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/9/24_IL_VERDE_IN_CITTA%E2%80%99.html</link>
      <guid isPermaLink="false">a5f29dcd-c3e2-40ce-a74d-158df44ab806</guid>
      <pubDate>Thu, 24 Sep 2009 14:16:22 +0930</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/9/24_IL_VERDE_IN_CITTA%E2%80%99_files/P9130001.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Media/P9130001.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:425px; height:319px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Uno degli aspetti che più apprezzo di Adelaide, la città in cui viviamo (capitale dello Stato del South Australia), è questa sua doppia natura di metropoli (un milione di abitanti) e di grande villaggio di campagna. Sia in pieno centro che nei quartieri ad esso subito adiacenti il verde di parchi, giardini ma anche di riserve naturali protette regna supremo. Faccio un esempio personalissimo: la nostra casa si trova alle prime propaggini delle Adelaide Hills (a quindici minuti d’auto dal centro; venti quando c’è traffico); se voglio portare i bimbi in passeggiata in due minuti sono nella “Elizabeth Reserve”, dove il sentiero è costellato di calle selvatiche (centinaia di corolle bianche, ora che qui sta arrivando la primavera) e di piante subtropicali a me sconosciute e di una bellezza struggente. &lt;br/&gt;Sul sito della nostra municipalità (rientriamo nella circoscrizione di Burnside) c’è persino una mappa con dettagliatissima lista di tutte le riserve della zona, con elencati tutti i tipi di alberi, piante, fiori e arbusti indigeni o importati che lì crescono e il tipo e grado di manutenzione cui sono regolarmente soggetti. A uso, consumo ed educazione di tutti gli abitanti, grandi e piccoli. Non nasce anche da questi minimi dettagli il senso civico, il rispetto per la natura e quello che di bello ci circonda? http://www.burnside.sa.gov.au/site/page.cfm?u=793</description>
      <enclosure url="http://web.me.com/aridag/Site/Blog/Entries/2009/9/24_IL_VERDE_IN_CITTA%E2%80%99_files/P9130001.jpg" length="283535" type="image/jpeg"/>
    </item>
  </channel>
</rss>
